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. . . Quando coniammo per Luigi gentile
una definizione della sua pittura che non voleva essere un
marchio, ma un’idea suscitatrice di riflessioni, un modo
d’esprimere sinteticamente una realtà compressa,
approssimativamente scegliemmo il termine “Psicocromergia“. . . ;
. . . Gentile cerca la materialità del fare pittura
nell’essenza di quello scontro tra natura e psiche che si
emancipa nel colore e si dimensiona nello spazio . . . ;
. . . Gentile anticipa e trasforma silenzi e tumulti
: la sua forza pittorica fa riemergere brani viventi dalle
immagini folgoranti e tutto astrae, l’episodio dei giorni
comuni come l’esperienza metafisica
. . . ;
. . . Gentile duella con il sole, per dare ai propri
colori una forza piena e vibrante, capace di durare al di là
del momento felice nel quale sono stati eccitati . . .;
. . . In quanto a Gentile, egli è un pittore di
razza e, con l’incredibile dote degli artisti del sud,
sanguigno di sentimenti, con una sua particolare consistenza,
nella grandiosità di una notevole assolutezza . . .;
. . . Prima o poi Luigi Gentile doveva pervenire alla
materia trasparente. Lo aveva già anticipato operando sulle
superfici delle ceramiche che, lucide e invetriate già avevano
svelato il segreto del terso e dello specchio. Nel passo
successivo il bianco sulla tela, il candido degli smalti, sono
diventati trasparenza nel cristallo: si sono evoluti fino alla
sigla naturale dell’aria, della luce stessa, mezzo e forma nel
cristallo . . . .;
. . . Due
spazi fisici all’incontro ne determinano un terzo :
l’azione. Tre, come numero sacromagico, indica il moto : una
cosa non è l’altra, insieme determinano un terzo momento, il
moto significante. Una penna stilografica, uno studente : la
scrittura è il moto da loro prodotto. La coppia è trinità,
l’uno non è l’altro, insieme sono coppia, dinamica di
congiunte energie. Perciò Luigi Gentile compone i suoi dittici
e determina un moto, l’azione a misura dei gesti fatti corpi .
. .;
. . . Il senso dell’inedito è la sfida che Luigi
Gentile fa a se stesso : l’ossessione d’amore per la pittura
lo coinvolge come egli coinvolge le cose da cui è attratto. Il
mondo della vita di Gentile è gioia di esistere : un sogno che
l’arte si può concedere e che solo in essa, nella visualità,
si giustifica . . .;
. . . Per Gentile la pittura incide nel vivo
dell’esistenza : nasce dalla verità, dal sentimento, com’è,
misterioso e innegabile, forte e comunicabile solo attraverso la
poesia, l’arte , il gesto solidale. . . ;
. . . nelle tele di Luigi Gentile il reale si compone
tra luci di spazi e profondità evocate, stupendo la memoria
comune con la favolosa evidenza di un fatto tangibile e
misterioso insieme.
. . . I ritratti di quest’artista, che ha preceduto
di vari lustri le attuali persuasive interpretazioni del
cromatismo energetico psicologico e continua ad avanzare per la
sua strada, fedele all’autonomia che rende la sua pittura
profetica, nel senso che ogni suo evento gestuale è sintonico
all’evento epifanico trasferito in immagini, sono liberi dalle
categorie essenziali nella tradizione : nella sua pittura sono
sparite la descrizione e la definizione . . .;
. . . E’ difficile che le emozioni di Luigi Gentile
non si elevino a sentimento : vien dato di pensare , di
affermare senza tema che infine le sue opere sono tutti ritratti
di sentimenti in forma ora di nature morte, ora di palpiti di
poesia in forma di case, ora di trascrizioni di coscienza o di
epifanie del sacro . . .;
. . . Il gesto di Gentile traduce in pittura la
grammatica generativa del tutto scorre;
. . . I ritratti di Luigi Gentile sono veramente
sintonici ai processi vitali in cui emergono fisionomie ed
accadimenti, interferenze sentimentali, evidenze del divenire
dell’energia che approda ad una soglia formale.
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